Dati di 1179 Fondi e SICAV italiani (1984-2016)

Indagine annuale su fondi e SICAV di diritto italiano (luglio 2017)

La ricerca copre il periodo 1984-2016 e riporta dati sui 1179 principali fondi e SICAV di diritto italiano: 687 fondi comuni aperti (il cui patrimonio al 31 Dicembre 2016 rappresentava il 99% di quello complessivo di tutti i fondi comuni aperti di diritto italiano operanti), 49 fondi riservati - 99% del patrimonio -, 54 fondi di fondi collegati - 99% del patrimonio -, 155 fondi di fondi non collegati - 99% del patrimonio-, 35 fondi speculativi - 94% del patrimonio -, 36 fondi pensione negoziali - 99% del patrimonio -, 41 fondi pensione aperti - 99% del patrimonio -, 25 fondi chiusi e 97 fondi immobiliari. I dati riguardano il patrimonio netto, la raccolta netta, il risultato netto, gli utili e perdite su realizzi e rimborsi e da valutazione, gli oneri di gestione, la composizione e la variazione del portafoglio.

L'indagine è disponibile gratuitamente in formato telematico (download). Sono anche disponibili per il downloading un file che riporta alcuni dettagli sulle determinanti dei risultati economici e sullo sviluppo dei costi di gestione ed un file con i dati per singolo fondo.

La sezione FAQ contiene altresì alcune considerazioni sulla metodologia utilizzata, mentre le recensioni segnalano alcune ricerche ritenute utili ad una migliore interpretazione dei risultati dell'indagine Mediobanca.


F.A.Q. - Domande frequenti

Qual è l'obiettivo di questo studio?

Lo studio ha lo scopo di fornire informazioni sui fondi e SICAV di diritto italiano: dati aggregati, alcuni indicatori rilevanti calcolati sugli stessi, dati di dettaglio per singolo fondo.

Qual è il grado di rappresentatività dello studio?

In termini di patrimonio netto esso copre quote tra il 94% e il 99% dei fondi a seconda delle varie categorie.

Quando è iniziato?

La prima edizione risale al 1992, come sezione di Indici e Dati (v.); è pubblicato in fascicolo separato dal 1998.

E' possibile consultare le precedenti edizioni?

Ciascuna edizione dello studio riporta serie aggiornate a partire dal 1984, anno di avvio dei fondi di diritto italiano.
Le precedenti edizioni possono essere consultate presso la sede dell'Ufficio Studi di Mediobanca a Milano, previo appuntamento telefonico.
E' utile considerare che le biblioteche delle Facoltà di Economia delle principali Università italiane ne sono provviste.

Vi sono recensioni recenti dello studio?

I principali quotidiani economici e nazionali hanno pubblicato commenti e recensioni dell'ultima edizione il 21 luglio 2017.

E' stato detto che è errato raggruppare diverse categorie di fondi

Non deve ritenersi errato calcolare valori aggregati e relativi indicatori. Essi consentono infatti un'imprescindibile valutazione di insieme, l'unica rilevante ai fini dei giudizi sull'efficienza del sistema. Questo approccio è peraltro assai comune in economia e in finanza: si va dall'analisi del PIL del Paese - aggregazione di valori riferiti ad attività produttive totalmente eterogenee - alla valutazione degli indici complessivi di Borsa, che riuniscono panieri di azioni quotate indipendentemente dal rispettivo profilo di rischio.

E' stato detto che il rendimento calcolato in questo studio è in contrasto con gli standard internazionali di misurazione della performance

Standard internazionali possono essere legittimamente stabiliti allo scopo di evitare che i gestori del risparmio delle famiglie dichiarino i propri risultati in termini di rendimento secondo metodologie disomogenee e quindi non confrontabili. Inoltre, essi hanno lo scopo di rendere, per quanto possibile, omogenee le performance dichiarate da gestori operanti in Paesi diversi. Non esiste, né può logicamente esistere, alcun vincolo circa il modo in cui tali performance e i dati di base da cui derivano debbano essere valutati e raffrontati da studiosi e analisti indipendenti, eccetto l'omogeneità di criteri per tutti i gestori.

E' stato detto che il rendimento calcolato dall'Ufficio Studi di Mediobanca non esiste nella letteratura finanziaria

La metodologia usata per il calcolo del rendimento riprende il comunissimo ROE, calcolato per tutte le imprese come rapporto tra risultato netto e patrimonio. E' peraltro utile considerare che il profilo dei rendimenti calcolati dall'Ufficio Studi di Mediobanca è in tutto simile a quello che emerge dai calcoli di altri rilevatori neutrali dello stesso fenomeno. Basti citare al riguardo i dati pubblicati nella relazione annuale della Banca d'Italia.

E' stato detto che non è utile ricercare la misura della qualità dei fondi nei loro dati di bilancio

Esiste un obbligo di legge a rendere pubblici i rendiconti dei fondi, espressione di un irrinunciabile interesse generale; lo studio e l'analisi dei dati di bilancio debbono dunque ritenersi utili ed adeguati a raggiungere lo scopo della valutazione della dinamica di gestione dei fondi.

E' stato detto che l'analisi svolta dall'Ufficio Studi di Mediobanca non fornisce all'investitore le informazioni di cui necessita

Ciascun investitore necessita di informazioni specifiche relativamente al tipo di impiego che intende effettuare. Lo studio di Mediobanca presenta dati aggregati e dati a livello di singolo fondo con l'obiettivo di consentire una valutazione complessiva e non di singoli prodotti finanziari. Limitatamente ai dati aggregati vengono elaborati alcuni indicatori fondamentali per valutare l'andamento dell'industria del risparmio gestito nel suo complesso. Questi indicatori - rendimento medio, tasso di rotazione e incidenza dei costi di gestione - sono universalmente riconosciuti rilevanti allo scopo. I livelli di rischio, necessari quando si raffrontano i rendimenti di singoli fondi valutati ai fini di un acquisto, non vengono considerati semplicemente perché gli indicatori vengono calcolati a livello aggregato.

E' stato detto che la logica money-weighted seguita dall'Ufficio Studi di Mediobanca non sarebbe conforme ai principi internazionali di valutazione delle performance che suggerirebbero la metodologia time-weighted

Si rimanda al saggio dei Professori Massimo De Felice e Franco Moriconi, pubblicato in calce all'edizione italiana dei GIPS, Standard globali di presentazione delle performance degli investimenti (giugno 1999), e consultabile al momento della stesura di queste note (novembre 2001) presso il sito internet di Assogestioni all'indirizzo http://www.assogestioni.it/ (datata 16/1/2001), dove si legge "... non è possibile definire un indice come il migliore in tutti i sensi, prescindendo dalle finalità specifiche. In particolare l'indice di rendimento time-weighted [. .] è adeguato al fine di confrontare il rendimento di un fondo con il rendimento del benchmark, prescindendo dall'effetto dei volumi investiti; l'indice money-weighted lineare consente di misurare appropriatamente il rendimento di periodo, tenendo conto delle movimentazioni, nella logica del tasso interno [...]. Un rapporto informativo sulla situazione dell'investimento dovrebbe utilizzare entrambe le logiche di misurazione del rendimento [...]".

E' stato detto che i dati elaborati nello studio non riflettono compiutamente il costo di gestione dei fondi italiani

E' vero. Basandosi sui dati desunti dai rendiconti di gestione, l'analisi dell'Ufficio Studi non considera le provvigioni riconosciute agli intermediari che collocano le quote dei fondi presso i risparmiatori. Questi costi non vengono esplicitati nei rendiconti in quanto, pur gravando sul risparmiatore, sono dedotti dalla raccolta e non incidono sul fondo. I costi di gestione determinati nello studio Mediobanca sottovalutano quindi gli oneri complessivi per il risparmiatore.

E' stato detto che il tasso di rendimento calcolato nello studio di Mediobanca non consente una buona approssimazione del rendimento cosiddetto "money weighted" poiché le medie del patrimonio vengono calcolate sulla sola base delle consistenze a fine anno; lo scostamento dai valori effettivi del rendimento potrebbe essere nell'ordine dei 15 punti

L'Ufficio Studi ritiene inconsistente tale eccezione sin quando il calcolo sia riferito ai valori aggregati dell'intera industria dei fondi. Tuttavia, allo scopo di eliminare ogni dubbio, con l'edizione 2002 è stato introdotto il calcolo sulla base della media mensile. I valori dei rendimenti per l'anno 2000 ricalcolati su tale nuova base hanno presentato uno scostamento nullo sul rendimento dell'intero sistema dei fondi, differenze di 0,1 punti sul totale dei fondi aperti, di 0,7 punti sui fondi azionari, di 0,2 punti sui fondi bilanciati e di 0,1 punti sui fondi obbligazionari.

E' stato detto che l'Ufficio Studi di Mediobanca non misura i rendimenti di ogni fondo di investimento rispetto a quelli del suo specifico benchmark

Non è vero. Un’apposita rilevazione misura gli scostamenti di ciascun fondo rispetto al proprio benchmark. I risultati vengono quindi sintetizzati in una media ponderata distinta per categoria. Si produce anche l’evidenza della percentuale di fondi che batte il proprio benchmark in periodi di 1, 2, 3, 4 e 5 anni.

E' stato detto che l'Ufficio Studi di Mediobanca assume arbitrariamente i benchmark cui confrontare i rendimenti dei fondi; ad esempio, il BOT per i fondi di liquidità

L'indagine annuale dellUfficio Studi di Mediobanca comprende una tabella nella quale si raffrontano i rendimenti delle principali categorie di fondi con i rispettivi benchmark. Questi ultimi "non" vengono decisi dallUfficio Studi di Mediobanca, ma corrispondono esattamente a quelli che gli stessi gestori hanno scelto - per adempiere allobbligo loro imposto dal "Regolamento intermediari" della Consob - e pubblicato "su almeno un quotidiano a diffusione nazionale"; questa la fonte dei dati da noi assunti.
Più in generale, si ricorda che l'indagine dell'Ufficio Studi di Mediobanca ha lo scopo di valutare i risultati dell'intera industria dei fondi; tale valutazione richiede, tra l'altro, l'uso di parametri cui riferire quei risultati in termini di rendimento allo scopo di appurare se vi sia creazione o distruzione della ricchezza che i risparmiatori hanno affidato ai gestori. Qui, il parametro da assumere il rendimento di attivi senza rischio, pressoché universalmente riconosciuto in quello dei titoli di Stato. In tale contesto l'Ufficio Studi di Mediobanca considera l'investimento più semplice, il BOT annuale (preferito ai BTP e ai CCT, i cui rendimenti nel medio-lungo periodo superano anche notevolmente quello dei BOT). Quanto alla fonte dei rendimenti benchmark assunti dall'Ufficio Studi di Mediobanca nel calcolo della ricchezza creata o distrutta, si tratta della Banca d'Italia che dal 1995 li espone nel paragrafo della sua relazione annuale dedicato ai fondi comuni.

E' stato detto che il benchmark più adeguato per un fondo di liquidità dovrebbe essere il rendimento del conto corrente

Un intermediario che si propone ad un investitore deve necessariamente indicargli le caratteristiche della gestione del patrimonio che chiede in affidamento. Il "Regolamento intermediari" della Consob (versione giugno 2007, art. 42) lo obbliga ad indicare "un parametro oggettivo di riferimento" (cosiddetto benchmark) coerente con i rischi che intende assumere. L'Ufficio Studi di Mediobanca non può che assumere i benchmark dichiarati dai singoli gestori. Non si ritiene peraltro di dover prendere in considerazione "anche" il rendimento del conto corrente per molteplici motivi; tra l'altro, per il fatto che i conti correnti sono regolati a condizioni assai diversificate in base alle caratteristiche dei titolari (persone fisiche e giuridiche), del loro rapporto complessivo con l'intermediario e della connessa forza contrattuale. D'altro canto, nessun gestore aderente all'associazione di categoria ha sinora adottato un tale benchmark per il semplice motivo che, pur volendo considerare questa forma tecnica come "investimento", non potrebbe essere costruito - come richiesto dal citato art. 42 del Regolamento intermediari - "facendo riferimento a indicatori finanziari elaborati da soggetti terzi e di comune utilizzo". Quasi i tre quarti dei fondi di liquidità da noi considerati nell'edizione 2007 ha adottato benchmark costituiti da indici relativi a panieri di titoli di Stato e obbligazioni a breve elaborati da investment bank estere; i restanti hanno optato per gli indici italiani MTS.

E' stato detto che il modo in cui l'Ufficio Studi di Mediobanca confronta rendimenti e benchmark dei fondi è segnato da vizi analitici poiché i rendimenti scontano costi e commissioni di distribuzione e l'indice no

La portata di tali presunti "vizi" si ritiene assolutamente trascurabile. Intanto, i rendimenti pubblicati dai singoli fondi non sono al netto delle commissioni di distribuzione (salvo che non ve ne siano), essendo calcolati sulla base del solo valore conferito al patrimonio del fondo, già decurtato dei compensi di collocamento trattenuti dall'intermediario venditore. In secondo luogo, l'indagine dell'Ufficio Studi di Mediobanca diretta a valutare i risultati "del gestore", non quelli di un ipotetico risparmiatore che scelga di usare il "fai-da-te" (attività che logicamente è impossibile prefigurare e valutare nelle sue infinite modalità, sia nei costi che nei rendimenti, sia nella tipologia dei soggetti investitori che possono essere più o meno evoluti). Quanto al costo di un indice per il gestore, nel caso dei titoli di Stato esso deve ritenersi al di sotto dell'unità minima di rilevazione dei nostri dati sui rendimenti (un decimale di percentuale dopo la virgola, tenuto anche conto delle norme di buona diligenza sulle operazioni di negoziazione del patrimonio) e quindi il rendimento del benchmark senz'altro paragonabile al rendimento offerto all'investitore (che sconta i connessi costi e commissioni applicati ad una gestione quasi sempre dichiarata "attiva"). Occorre considerare che i mezzi affidati ai gestori dei fondi provengono da risparmiatori appartenenti a numerose categorie: grandi investitori istituzionali, banche (comprese quelle azioniste della società di gestione dello stesso fondo), enti e imprese titolari di patrimoni grandi e piccoli, singoli individui che affidano patrimoni di varia dimensione, ecc.

Vedi anche Il Sole24 Ore 9 luglio 1999


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